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Novello di istituto il primo mese
che ancor di medie non potei obliare
l'ingiurie dell'odiato ferro inglese
tastavo l'avventura ginnasiale.

Non eran' chiare ancora quell'opzioni
ch'atroci erano li'a discernère
indipendentemente se coglioni
tra l'essere notaio o tappezziere.

Fortuna volle che fu la ginnastica
che mi'occultò la presa delle dita
dai fazzoletti chiusi nella plastica.

Centraron' la pupilla sbigottita
di un giovane con grande vena artistica
stringendo un'amicizia per la vita.

                                                    Poeta-01

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Questo sonetto ha delle particolarità metriche relative agli accenti che vanno assoluatamente alalizzate: è composto da alcuni endecasillabi con accenti anomali, utilizzati come licenza poetica per rientrare nella metrica del sonetto e da versi con più di undici sillabe, cosa non rara, a differenza di quello che si potrebbe pensare fermandosi alla fonologia letterale di endecasillabo. Partiamo dalla precisa definizione di endecasillabo: un verso che ha l'accento sulla decima sillaba.
Curiosamente non si fa menzione al numero totale di sillabe, ragion per cui potrebbero ragionevolmente essere un numero qualunque tra dieci e quattordici o più (in caso di virtuosismi metrici perticolarmente ricercati). Definiamo allora endecasillabo piano il classico endecasillabo a uscita piana, ossia quello che ha come ultima parola del verso una parola piana. Va da se che essendo la lingua italiana formata prevalentemente da parole piane, la maggior parte dei versi italiani saranno conseguentemente piani anch'essi.
In altri casi, come in questo sonetto, potremmo trovare degli endecasillabi sdrucioli, cioè quelli con uscita sdruciola. Mi riferisco nella fattispecie al nono verso, quello che apre la prima terzina, il quale si chiude con la parola "ginnastica" che, avendo l'accento sulla terz'ultima, rende merito di una chiusura sdruciola con verso da dodici sillabe.
Potremmo trovare pertanto anche endecasillabi bisdrucioli, aventi l'ultima parola con accento sulla quart'ultima sillaba. In questo caso il numero di sillabe del verso passerebbe addirittura a tredici. Nel caso degli endecasillabi tronchi, con accento sull'ultima sillaba della parola e conseguentemente del verso, avremo un numero totale di sillabe pari a dieci.

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Questa storia narra il vissuto di un giovane che scopre al Liceo Classico un mondo completamente nuovo fatto di successi e buone occasioni. La prima quartina contrappone i primi giorni di ginnasio con la precedente esperienza delle Medie Inferiori, fatta di oppressione (anche fisica: si cita l'episodio della violenza perpetuata con la chiave inglese !!) e esperienze negative difficilmente dimenticabili.
Nella seconda quartina si espone un concetto di denuncia: il fanciullo, candido e illuso, non era ancora consapevole che le scelte che stava prendendo più o meno consapevolmente avrebbero plasmato il suo futuro. Viene inoltre espressa chiaramente una disincantata contestazione alla usuale pratica di decidere il lavoro (e conseguentemente il tenore di vita e tutto il resto) dei giovani indipendentemente dai singoli risultati e inclinazioni, ma partendo da un princio antimeritocratico di pseudo-protezionismo conservatorista vetero-patronale schifosamente mafioso nonchè corporativista.
La parte conclusiva del sonetto entra nello specifico dell'episodio che da il titolo alla composizione: uno dei primi giorni dopo la stesura definitiva dell'orario delle lezioni, capitò che le due classi sperimentali del Liceo andassero assieme alla prima lezione di educazione fisica. I due protagonisti del racconto erano svogliati e antisociali e in quanto tali occupavano le ultime due posizioni della fila sottesa tra la panchina e l'attrezzo per l'eserizio. Nel momento in cui la fila stava terminando, il penultimo si liberò dell'impaccio della confezione di fazzoletti di carta che portava sempre con se, dato il suo cagionevole stato di salute durante l'inverno. Fortunosamente questa finì in un occhio dell'ultimo della fila e fu la scusa per inziare una lunga amicizia.

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