logo2 hr In nostro impegno profuso per sostenere la nobile causa della diffusione dei sonetti di endecasillabi scaturisce da un concetto che può essere riassunto con una sola parola: apokoloküntosis. Con questo termine si indicava un'opera di Lucio Anneo Seneca altrimenti conosciuta come "Ludus de morte Claudii" (o anche come "Divi Claudii apotheosis per saturam"), piuttosto famosa visto che era l'unico componimento satirico che abbia mai sritto. La parola deriva dal greco "kolòkünza" (zucca) e potrebbe essere tradotta letteralmente in "innalzamento di una zucca" (o più specificamente "divinizzazione di uno zuccone"). L'opera è quindi una sarcastica canzonatura irriverente della santificazione di Claudio (che mandò in esilio Seneca, tra gli altri misfatti) ad opera del senato dopo la sua dipartita nell'anno 54 a.C.
Tornando a noi, la "divinizzazione di zucche" avviene ogni qual volta il popolo bue elegge ad artista un eccentrico e bizzarro autore semplicemente a seguito della proclamazione di qualcosa che non riesce a comprendere. Noi crediamo che di questa pratica sia giunto il momento di iniziare a fare a meno, svecchiando questa sterile marmaglia di pseudoitellettualoidi già passati di moda con una sferzata di ritorno ai classici, soprattutto avvalendoci del nostro beneamato sonetto di endecasillabi. Se la lettura o ancorpiù la composizione dell'endecasillabo vi emoziona, sappiate che da ora su queste pagine troverete spazio per componimenti moderni e per nulla soffocati da conservatorismo e restaurazione. Qui non si censura. Qui si propone qualcosa di nuovo, ma conforme alle nostre tradizioni, sempre memori dell'unico dettame che l'analisi metrica non impone regole, ma tenta semplicemente di studiare e di capire una poestia emancipata, disimpegnata e selvaggiamente libera.

hr L'endecasillabo è un verso con l'accento principale sulla decima sillaba. Prende il nome dal fatto che normalmente ha undici sillabe, a causa del fatto che la lingua italiana è composta per la maggior parte da parole piane (con accento sulla penultima sillaba). Gli endecasillabi sono il verso più utilizzato dai poeti italiani. Noi lo abbiamo scelto non solo perchè realmente rappresentativo della letteratura italiana, ma anche per la sua camaleontica duttilità sia in termini di figure metriche possibili, che di variazioni e contaminazioni.
Con gli endecasillabi storicamente sono state composte canzoni, ballate (o canzoni a ballo), ottave e sonetti. Noi abbiamo scelto di occuparci dei sonetti: il nostro verso preferito. E' composto da quattordici endecasillabi disposti in due quartine e due terzine. Le quartine sono in rima alternata o incrociata, mentre le terzine hanno rime varie. Esistono moltissime variazioni possibili sul tema originale - storicamente attribuito a Giacolo da Lentini - e noi cercheremo di sperimentarne alcune su queste pagine e ovviamente di inventarne di nuove.
Sotto a ogni componimento troverete un piccolo approfondimento per i visitatori interessati. Indagneremo di volta in volta un aspetto diverso dell'endecasillabo e dell'analisi metrica in genere. In calce troverete inoltre un breve paragrafo che servirà a contestualizzare il componimento, illustrando quelle che a volte sono incredibili vicende personali raccontate in versi e, in quanto tali, necessitano di qualche riga di commento per essere meglio comprese.

hr Il webmaster, distratto dai tanti interessi che coltivava, si adoperava affinchè ogni sua grande passione avesse uno spazio sul web. Si appoggiava a un amico per la robotica, ad un altro per la musica, ad un altro ancora per lo sport, la fotografia, il cinema, etc. Un giorno, dopo una giornata magica, tornando a casa da Genova, decise con uno di questi di fare un sito di poesie, dove avrebbero pubblicato il primo testo che avrebbe descritto la giornata appena trascorsa. Mai avrebbero pensato che tutti gli amici ai quali si appoggiavano per godere di tutte le arti e di tutte le scienze avrebbero tanto aprezzato questa idea dei sonetti. Oggi, grazie a questa idea, esiste uno spazio dove sappiamo di trovarli tutti, "uno per ghermirli, uno per stregarli e nell'endecasillabo incatenarli" ;)

hr Spesso ci sentiamo dire "ma perchè non vi drogate come gli altri giovinastri?" e devo ammettere che abbiamo un gran brutto carattere, ma siamo fatti così. Al liceo hanno fatto di tutto per farci amare la lingua italiana e ora non si può più tornare indietro. Non possiamo spegnere l'interruttore e fare finta di niente. E' nostra ferma convinzione che ci sia un canone da rispettare o perlomeno da non dimenticare. Stiamo parlando di un canone alla Lars von Trier: un Dogma95 della poesia!
Per questa ragione, come il grande maestro ha ridotto l'uso di scenografie, musiche, filtri e movimenti di camera articolati, oltre che di tutti i tipi di effetti speciali, riportando il tempo indietro all'epoca dei classici, così intendiamo operare noi, riportando la poesia a un Dogma11 (il dogma dell'endecasillabo) in cui tutti i fronzoli e gli artifizi sono sacrificati in virtù di un ritorno al passato purificatore.
Ovviamente è conseguenza diretta del Dogma la cosidetta "non attribuzione": il decimo comandamento del maestro impone ai registi che fanno il "voto di castità" di non essere accreditati; conseguentemente noi poeti accettiamo rispettosamente anche quest'ultimo concetto, estendendolo ai nostri sonetti che ereditano un orgoglioso anonimato aritmetico. Da oggi saremo allora semplicemente il Poeta01, Poeta02 e così via.

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I nostri sonetti:


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